RELAZIONE ANNUALE DEL PRESIDENTE DELLA CONSULTA ALL'ASSEMBLEA 2018

10/07/2018

 

L'Assemblea annuale della Consulta, la nostra Assise, è il luogo deputato per l'azione programmatica ma non può ambire a sostituire il Consiglio nelle sue attribuzioni statutarie e soprattutto ha difficoltà a farlo alla vigilia di un rinnovamento dei vertici tanto atteso da molti e da molto tempo.

La fretta non è mai buona consigliera, per cui arriveremo alla scadenza naturale con grande serenità, perché la forza di questa Consulta non è basata sui rapporti di forza o su accordi di legislatura, non è basata sulla politica, o - dio non voglia - su intrighi di palazzo ma è basata sulla collegialità, sulla libera convergenza di idee, sui rapporti di lealtà e fratellanza fra nove organismi (otto o nove è lo stesso) che, dietro i ruoli istituzionali, conservano intatti i valori di reciproca fiducia, stima e solidarietà degli uomini che li compongono.

Questo perciò non è mio discorso di commiato, che spero mi darete occasione di fare nella prossima Assemblea, ma un ragionamento che ci porti pacatamente, serenamente (come usava dire Crozza-Veltroni) alle scelte più oculate per il futuro.

 

Mi è capitato di leggere il romanzo con cui Michela Murgia ha vinto il Campiello 2010: Accabadora, che in sardo vuol dire "colei che finisce". La cosa curiosa è che in siciliano esiste una parola dal suono simile ma di significato totalmente diverso: accamadora o accamora, "per ora", "per il momento".

Queste due parole possono riassumere una parte di questo lungo mandato (pari solo a quello di Gaetano Fede, almeno in questo secolo) che è stato contraddistinto da uno stillicidio periodico e periglioso in cui il ruolo di "accabadora" della Consulta, visto che mi sono sempre rifiutato di esserlo, è stato conteso da diversi Ordini, primo in ordine di tempo quello di Agrigento (che era tutta un'altra cosa rispetto agli ultimi 2 Consigli), che oggi ci ospita ed è diventato invece un punto di forza della Consulta; quindi da quelli di Ragusa e Caltanissetta (che diedero vita effimera alla c.d. Federazione centro-meridionale), che sono oggi vere e proprie colonne portanti di questa compagine; per finire con l'Ordine di Catania che - posso dirlo - non mi ha mai amato ed è rimasto sull'Aventino per lunghi periodi, non ritenendomi - forse a ragione - all'altezza dei molti illustri signori consiglieri che quell'Ordine ha sempre espresso e che godono della mia stima senz'altro per intelligenza e capacità organizzative e politiche ma non del mio apprezzamento in campo ordinistico regionale, che vuol dire prima di tutto sudore della fronte e senso di appartenenza.

E non me ne vogliano gli amici che annovero tra quelle fila.

Per cui la mia presidenza è sempre stata accompagnata da quell'altra parola, dall'avverbio "accamora", che è molto siciliano ed in generale italiano. La precarietà, è la prima compagna dell'umiltà e della tenacia, e diventa quasi una virtù nel nostro paese dove - si dice - non vi è nulla di più stabile di ciò che appare provvisorio.

Appena insediato, il mio primo campo di confronto è stato la preparazione delle elezioni nazionali del 2011. Ricordo che un giovane presidente di Milano mi incoraggiò dicendomi che ero fortunato a potermi confrontare subito con un evento tanto importante. Forse aveva ragione, se oggi sono Presidente del Centro Studi del CNI, come un Angotti in sedicesimi, ma sinceramente avrei preferito una più comoda esperienza di retroguardia, perché - vi confesso - mi lascio coinvolgere anche emotivamente da fatti e persone ed ho finito spesso per somatizzare queste difficoltà.

Perciò non vogliatene al mio amico Dimartino per le sue intemperanze. Anch'io ero fatto così e ogni tanto me ne ricordo, e così era - si racconta - un giovane Gaetano Fede.

Sono tuttavia orgoglioso di avere fatto la mia parte per un rinnovamento copernicano del Consiglio Nazionale, accanto a gente come Zambrano, Massa, Cardinale, Fede, Valsecchi, Mariani, Calzolari etc. etc.  Per dirla in maniera melodrammatica: IO C'ERO.

Ma torniamo a quella prima stagione eroica, quando abbiamo riportato un siciliano nel gotha del CNI, dopo un secondo mandato travagliatissimo e praticamente perso dell'amico Buscaglia senior, Segretario del CNI. Abbiamo portato nuovamente un siciliano a presidente dell'Assemblea dei Presidenti e lo abbiamo mantenuto alla scadenza; abbiamo portato un siciliano a consigliere del Centro- Studi (anche se poi una pirandelliana invenzione di un mio quasi omonimo e amico l'ha tramutata in due), un siciliano al CeNSU, un siciliano al Rina, un siciliano a vicepresidente dell'IPE, un siciliano a vicepresidente dell'Alta Scuola di Formazione, un siciliano continentale all'Agenzia Cert'Ing, un siciliano in quasi tutte le commissioni nazionali che contano.

Quando tutto sembrava volgere al meglio e la pace sembrava regnare su tutta la terra sicula, l'avvicinarsi del rinnovo del CNI ha fatto il resto. La storia è ciclica - sosteneva Gianbattista Vico.

Le sirene romane hanno affascinato pericolosamente altri Ordini importanti, come quello di Palermo e abbacinato Ordini fedelissimi come quello di Trapani, ma poi le elezioni passano, la gente per fortuna dimentica e torniamo a macinare chilometri, con qualche difficoltà in più.

Minore è il peso elettorale nei momenti che contano e minore sarà il peso politico che ci verrà riconosciuto. Poi ci mettiamo qualche colpo di testa ed i programmi saltano e facciamo difficoltà a recuperare. La colpa i ogni caso è del Presidente e così sia.

Resta, semmai, il rammarico di aver perso come Sicilia un'occasione per mostrare la nostra forza, almeno quella numerica ma - temo - anche morale, se permettete.

Alla maniera dell'Italietta appena surrogata da una combinazione strampalata di inesperti contro arroganti, anche noi rischiamo di subire, con il nostro comportamento, i contraccolpi di alleati che non sono migliori o più forti di noi ma che almeno sanno mediarne gli effetti all'esterno. La mia nomina al Centro Studi è solo l'effetto delle capacità innegabili di Gaetano e di una residua credibilità che ci siamo conquistati nel tempo.

In questi anni la continuità con l'epoca d'oro di Gaetano (parola di un ex presidente di Caltanissetta che non è mai stato tenero con lui) è stata assoluta. Così è continuata la stagione delle convenzioni e dei protocolli d'intesa con l'amministrazione regionale ed Enti e associazioni che offrono servizi ai nostri iscritti.

Le più recenti sono quelle con Concrei, che offre gratuitamente un servizio bandi di prim'ordine ai nostri iscritti e con la Cesare Pozzo, la più antica e solida Mutua privata italiana (140 anni) che offre condizioni estremamente interessanti per l'assistenza sanitaria integrativa.

Veniamo sempre accusati di non essere efficaci nel supporto agli Ordini e agli iscritti, ma si tratta di una sfida lunga, che passa anche dalla collaborazione diretta dei Consiglieri e degli Ordini, che non devono sentirsi delle monadi ma parti operose di un unico progetto.

La presenza nelle sedi istituzionali regionali, in quelle ordinistiche nazionali, la partecipazione a tavoli tecnici e convocazioni non si riducono ai rimborsi delle trasferte ma sono il motore della nostra azione a favore della categoria e degli iscritti. Scrivere con le dovute argomentazioni ai nostri interlocutori pubblici e privati non è semplice esercizio estetico o perdita di tempo (ma quanto tempo...) ma sono gli strumenti ordinari di un'azione. Aiutateci a trasferire - come ho sempre raccomandato - queste idee e questi sforzi attraverso i vostri canali della comunicazione.

Ma è ancora e sempre la battaglia sui bandi SIA che abbiamo progettato di rendere strutturata e meno episodica, condotta cioè a tappeto e non legata alle singole segnalazioni. Uno specifico gruppo di lavoro si dovrà occupare di analizzare i bandi, attraverso i propri singoli referenti provinciali, così da non sottovalutare mai la capacità creativa di RUP  e amministrazioni. La Consulta dovrà imparare a diventare autonoma dal suo presidente in questa azione, in cui ci siamo sempre contraddistinti per puntualità e competenza (guardate il notiziario bandi del Centro Studi). Dateci una mano ad individuare referenti volenterosi e competenti!

Lo sforzo di difesa della categoria si manifesta l'azione sui Dipartimenti regionali. La politica è stata spesso impermeabile alla nostra azione; ma non credo sia un problema di autorevolezza o di capacità individuali: si tratta di mostrare la compattezza di una categoria e prediligere i rapporti "mediati" piuttosto che quelli di forza, che ci vedrebbero inevitabilmente soccombenti a dispetto dei 21.412 iscritti.

Un capitolo a parte meritano i rapporti con il nostro Assessorato di riferimento, Infrastrutture, che ha visto finalmente stabilizzarsi i suoi dipartimenti, con quello Regionale Tecnico con cui intratteniamo ascoltati rapporti di collaborazione. Come sapete sia l'Assessore Falcone sia il Direttore Lizzio hanno manifestato più volte e fattivamente la loro piena disponibilità.

Abbiamo proposto a loro un protocollo d'intesa sui temi tecnici regionali, sull'esempio della Consulta lombarda, nostra partner da sempre.

Vorrei soffermarmi ancora sulle necessarie azioni mirate allo sviluppo nell'esercizio della professione e alla ripresa dell'economia. Abbandonate le ambizioni di ripristinare, almeno nel breve periodo, alcune nostre giuste ma ormai obsolete rivendicazioni, è proprio nella scoperta e/o implementazione di nuovi settori e nuovi ambiti che dobbiamo ricercare e provocare nuove opportunità di lavoro.

La soluzione intravista e programmata dal Centro Studi risiede in un percorso che, partendo da un'indagine puntuale sull'offerta formativa universitaria, porti ad una futura complessiva riformulazione delle competenze professionali in ambito tecnico sulla base degli effettivi percorsi accademici e formativi. State sicuri che otterremo di più da un percorso di questo tipo, che vedrà evidenziate e valorizzate quelle capacità, soprattutto nei campi emergenti della comunicazione e della tecnologie innovative, ancora tutti da esplorare.

Nel campo delle competenze professionali, in quello dei bandi-tipo per l'affidamento dei servizi di ingegneria (sia pubblici che privati) e sul decoro della professione si è giocata e si giocherà di qui in avanti la nostra credibilità e la nostra forza. C'è ancora molto da lavorare ma l'impegno è stato grande, ve lo assicuro.

Una cosa è comunque importante per il futuro: se tutti si muoveranno all'unisono ritenendosi parte fondamentale del progetto, senza demandare ad altri o attendere da altri l'iniziativa, saremo in grado di trarre il meglio dalla categoria e per la categoria.

Mi perdonerete adesso una digressione. Un collega di Ragusa (Nino Bellaurdo) mi ha chiesto di scrivere una post-fazione su una sua pubblicazione su Ettore Majorana. Ed è stata un'occasione per una riflessione che voglio condividere con voi.

Ettore Majorana non è solo un grande fisico italiano, è anche quella "scomparsa" che Leonardo Sciascia ha reso indimenticabile come solo la buona letteratura sa fare. Camilleri anni dopo, in un'altra mirabile "scomparsa", quella di Patò", (e l'accostamento è solo apparentemente irriverente, perché un libro è un libro) introdurrà il dilemma "scomparsa o sparizione? Morto o vivo?" in una dialettica tra siciliani che è la quintessenza del nostro essere in qualche modo "nazione".

E qui le cose si fanno più difficili da dipanare, perché da un lato ci sono i libri, che sono un universo simmetrico al nostro ma non per questo meno vivo e reale, e dall'altro vite vissute sull'orlo dell'irrealtà e del fantastico, non sempre immediatamente riconosciuti o piacevoli, come la storia raccontata da Balluardo dimostra.

Il libro di Sciascia apre mirabilmente ad un tema che trovo importante per la nostra categoria, che è quello etico.

Via Panisberna è una strada romana dove ebbe sede l'Istituto di Fisica dell'Università di Roma, in un edificio davanti a cui passiamo ancora di tempo in tempo con un misto di ammirazione e timore nelle nostre visite romane da "ingegneri". In quell'edificio, divenuto simbolico, i ragazzi guidati da Enrico Fermi (e qualcuno di essi, come Amaldi, è stato anche nostro maestro, per quanto indiretto, avendo studiato sui suoi trattati), ponendo le basi della moderna fisica nucleare, hanno contribuito a costruire la civiltà contemporanea, quella che ci ha accompagnati a cavallo della seconda guerra mondiale, attraverso la guerra fredda, fino ai nostri giorni, siano essi di volta in volta russi, iraniani o  nord coreani.

Quei ragazzi che le leggi razziali (troppo spesso sottovalutate) hanno disperso e che in America hanno vissuto, assieme ai loro colleghi  d'oltremanica, uno dei drammi esistenziali più forti e travagliati della storia dell'uomo. Il dramma psicologico ed etico che Sciascia attribuisce in maniera puntuale e circostanziata ad Ettore Majorana, è raccontato storicamente dalla vicenda umana di Robert Oppenheimer, lo scienziato che più di ogni altro ha mostrato le contraddizioni laceranti dell'uomo di scienza di fronte all'impiego bellico dell'energia nucleare. Per cui storia reale e virtuale, realtà e libri, speso si incontrano mirabilmente e l'una giustifica e rende concreta l'altra.

Un dramma etico e psicologico che, con minore o diversa intensità, lo scienziato di oggi (ma anche l'ingegnere, che spesso dimentica di esserlo a dispetto dei suoi studi) deve imparare a riconoscere e dipanare nei diversi contesti in cui è chiamato ad operare, si chiamino tutela dell'ambiente, del paesaggio, della salute, della sicurezza o ancora contrasto all'illegalità, alle mafie o al semplice malaffare.

Ma passiamo ai ringraziamenti, a cui pure sono restio.

Il mio ringraziamento è ampio e incondizionato. Ringrazio innanzi tutto il mio Direttivo, che mi ha sempre fatto sentire la sua solidarietà e la fattiva collaborazione e naturalmente l'Ordine di Agrigento, presidente, consiglieri e personale, per l'accoglienza e l'organizzazione logistica.

Un grazie al Presidente Zambrano che non è mai mancato ad un nostro appuntamento e questa volta non ha potuto proprio... Lo ricambiamo della sua amicizia con la nostra stima e il nostro affetto. E attraverso di lui grazie a tutto il CNI, cominciando dal segretario Angelo Valsecchi, da Stefano Calzolari a Gaetano Fede naturalmente, che ci onorano della loro presenza.

Un grazie ad un altro habitué delle nostre riunioni: il presidente della consorella Consulta lombarda Augusto Allegrini.

Ringrazio i past presidenti, presenti e non, che hanno costruito questo progetto comune.

Ringrazio i Presidenti e i Consiglieri delegati della Consulta, ad uno ad uno e senza eccezioni per la grande solidarietà e per l'amicizia che in tante occasioni avete avuto modo di manifestarmi.

E infine un grazie a tutti voi, colleghi consiglieri dei nove Ordini della Sicilia, per la cordialità e l'attenzione che mi avete riservata, con un pensiero particolare ai colleghi della sezione B.

Ringrazio allo stesso modo e come sempre le vostre famiglie e la mia per la pazienza che mostrano nei confronti della nostra attività.

Grazie.

Che Dio benedica la Consulta!

 

 

Ordini provinciali della Sicilia

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