LINEA SUD - LA FRECCIA NERA

16/12/2018

Avrei voluto iniziare con una citazione diretta da Viaggio al termine della notte di Louis-Ferdinand Céline, che meglio esprimeva le mie convinzioni sulla stagione che stiamo attraversando, come Paese e come Meridione, ma mi è sembrata troppo brusca e diretta, soprattutto per qualche termine "forte" (anche se in francese è appena una sillaba) che pur si addice a noi e soprattutto a molti connazionali d'alto rango politico.

Ho optato allora per una citazione di secondo livello, una citazione dentro un'altra: la citazione che Sorrentino pone all'inizio de "La grande bellezza", che si apre proprio con una frase del romanzo francese. La citazione di Céline funge da chiave di lettura per il film e in qualche modo anche per noi meridionali: «Viaggiare, è proprio utile, fa lavorare l'immaginazione. Tutto il resto è delusione e fatica. Il viaggio che ci è dato è interamente immaginario».

Lungi da me il voler chiosare con le mie farneticazioni il recente convegno di Lecce "Linea Sud: infrastrutture e ingegneria per la crescita - proposte per un rilancio del Mezzogiorno", vorrei usare le parole "bellezza", "viaggio", "immaginazione", che sottintendono spesso le parole "delusione" e "fatica", per raccontare i ritardi di sviluppo del Sud e le cause del gap economico e infrastrutturale rispetto al Centro-Nord.

"Raccontare", affabulare, senza fare ricorso all'economia con la E maiuscola, ai grandi sistemi, alle polemiche più o meno sterili che si susseguono, rinnovandosi, da centocinquant'anni. Perché la mia sensazione è che il parlare con tono serio di problemi seri non aiuti; e il farlo di quando in quando e di tempo in tempo rende il "problema" una seccatura; come avviene adesso con il razzismo e lo spread.

Vorrei perciò usare la Sicilia come esempio dell'intero meridione, attraverso sensazioni e suggestioni, ché i dati, i numeri, le riflessioni le abbiamo fatte al Convegno e le ha sintetizzate benissimo il Centro Studi attraverso il prezioso pamphlet del dott. Estrafallaces.

Fuor di metafora già il viaggiare nelle sicule terre, per diletto (per diporto come si diceva una volta) o, peggio, per lavoro, è un viaggio nell'immaginario. Un'isola è un'isola ma quella del giorno dopo di Umberto Eco, l'isola collocata agli antipodi, dove l'oriente smette di essere tale per diventare occidente, è l'isola irraggiungibile, è l'isola nel senso traslato più puro del termine: "Luogo, ambiente isolato, situazione di isolamento, anche spirituale".

Parlare di bellezza, invece, significa parlare di turismo, significa interpretare le risorse accondiscendendo ad esse, senza forzature.

Le nostre bellezze sono quelle multicolori e multietniche della Sicilia o delle Puglia, di Calabria o di Lucania, senza per questo volere ignorare quelle fantasmagoriche di Campania, che a un dipresso è già Lazio, è già Roma, è già punto d'approdo della Salerno-Reggio Calabria, è porto sicuro delle frecce rosse e delle frecce d'argento di Trenitalia, è il confine della civiltà, pur con i suoi enormi problemi.

Per viaggiare servono le strade, asfaltate e meglio se autostrade, servono quelle ferrate, meglio se ultraveloci, servono le strade d'aria e quelle di mare, servono i ponti (che Dio mi perdoni!). Comunque scegliamo di voler viaggiare noi isolani siamo più lontani di qualsiasi altro e da qualsiasi luogo, e le altre regioni che ho citato non sono meno "isola-te" da questo punto di vista.

I treni ultraveloci, le c.d. "Frecce" non vanno oltre la nuova "linea maginot" tracciata idealmente a sud e a est di Salerno; la loro antesignana, la "Freccia del Sud", che trasportava con qualche agiatezza (per chi poteva permetterselo) e una certa velocità (per quei tempi), da Milano a Siracusa e ad Agrigento, attraversando e unendo la nazione fin dagli anni sessanta, è stata abolita dal 2010, sancendo ufficialmente che esistono due Italie, con percorrenze rispettivamente di 4 ore e(da Milano a Roma) e da millanta ore (da 13 a 15 ore in media) da Roma ad Agrigento.

Da tante parti d'Italia è possibile raggiungere la capitale (come simbolo geografico e politico) in poche ore ed il prezzo non cambia se non di poco se a prenotare lo fai una settimana o un giorno prima. Ma per il siculo transumante il percorso è a ostacoli, da casa all'aeroporto, la ricerca di parcheggio, l'attesa, il volo, la nuova trasferta da aeroporto al centro e poi il contrario, senza tempi certi, senza costi certi.

«Ma già il treno mi portava lontano, attraverso le campagne matematiche di Romagna» dice Carlo Levi nel suo "Cristo si è fermato ad Eboli" e ho detto tutto.

Qui non esistono le Frecce rosse, d'argento, del Sud, esistono gli intercity e i regionali veloci. Verrebbe da dire che esiste solo la Freccia nera, The Black Arrow, quella del romanzo di Robert Louis Stevenson, che tanto somiglia alla leggenda di Robin Hood. E siccome le parole generano parole, mi giunge sussiego di un'altra opera dello scrittore scozzese: L'Isola del tesoro.

Trasferite tutto questo dalle persone alle merci, alla produzione, alle risorse in entrata ed in uscita, e capirete che il problema dei trasporti, delle infrastrutture materiali e immateriali, o meglio pesanti e leggere, è la chiave di volta dell'economia del meridione.

 

Fin qui il sogno. Ma l'immaginazione è altro, l'immaginazione è ingegno, l'immaginazione è la sfida del progetto nuovo. E qui mancano i progetti, ce lo ha detto il Convegno di Lecce, ma ce lo dice l'Europa, con una frase fatta ma per una volta concreta, visto che non riusciamo ad utilizzare le risorse a noi destinate.

Sappiamo che i fondi di rotazione per la progettazione, messi a disposizione da Regioni e Cassa D&P, non vengono utilizzati perché gli Enti locali, le Pubbliche Amministrazioni non sono in grado di stabilire i tempi di ritorno dei finanziamenti. E allora non abbiamo bisogno di centrali di progettazione, abbiamo bisogno di una programmazione seria e aggiornata.

Il nostro documento si è posto una domanda: "E' possibile recuperare le distanze rispetto al resto del Paese?". La risposta è solo apparentemente disarmante: "No, per lo meno nel breve periodo". Ma è possibile, andatevi a rileggere le nostre proposte, i nostri progetti.

In questi giorni Milano celebra alla Scala un'opera minore di Verdi, "Attila", cercando di trascinare l'interesse per il melodramma attraverso piccoli e presunti scandali e blasfemie. Attila è, nel nostro immaginario, la brutalità dell'invasore, la ottusità del barbaro, ma pare voglia dire "piccolo padre".

Il Meridione, si chiami Sicilia o Puglia, è il nuovo confine d'Italia e d'Europa, dove i nuovi barbari, i popoli che non conosciamo e che per questo ci appaiono ostili e culturalmente inferiori come Unni, ci minacciano e ci invadono anche se con donne e bambini al seguito. Che lo vogliamo o no questa nuova frontiera va resa più forte e sicura rendendola più ricca e più attrezzata.

Siamo la nuova frontiera che si chiama Mediterraneo, reso nuovamente centrale dai problemi di Suez con le grandi navi cargo. Abbiamo la possibilità di tornare ad essere centrali nel commercio economico e culturale con il Sud e con l'Est del Mondo attraverso le nostre coste e per esse rimettere in moto la linfa che dai piedi dello stivale risalga tutto il corpo nazionale.

Non volevo fare il sermone ma l'ho fatto. Perdono.

 

Giuseppe Maria Margiotta

Da "Il giornale dell'Ingegnere" n.10 dicembre 2018  pagg.16-17 - EFFEMERIDI

Ordini provinciali della Sicilia

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