BUONGIORNO PER CINQUECENTO VOLTE, BUONGIORNO PER CINQUCENTO ANNI

27/04/2019

"Io, Filemazio, protomedico, matematico, astronomo, forse saggio, ridotto come un cieco a brancicare attorno, non ho la conoscenza od il coraggio per fare quest' oroscopo, per divinar responso."

Così Francesco Guccini delinea, da par suo, la decadenza e la fine dell'antica Bisanzio.

Vi chiederete adesso perché uno sconsiderato, diversamente filosofo par mio inizia un articolo, per di più su una rivista che ha un blasone tecnico-scientifico, citando cripticamente un cantautore, o se volete un poeta?

A giudicare dal titolo che ho scelto, che rimanda ad una pubblicità della Fiat Cinquecento degli anni ‘90, avrei dovuto citare Gino Paoli e non Guccini, dirà qualcun altro.

L'arcano è facile da sciogliere. Anche se celebriamo in questi giorni il cinquecentesimo anniversario della morte di Leonardo da Vinci, la sua nascita viene invece collocata nel 1452, praticamente contemporanea alla caduta (simbolica) dell'Impero romano d'Oriente.

Ho voluto semplicemente contestualizzare il Genio, se questa fosse mai un'operazione legittimamente possibile. Quando nasce Leonardo di ser Piero da Vinci l'orizzonte culturale, artistico, scientifico è pressappoco quello tratteggiato da Guccini (scusatemi ma i miei orizzonti culturali non si spingono più in là...). La scienza è ancora violentemente asservita alla religione, la medicina e l'anatomia sottesa sono decisamente primitive ed empiriche e anch'esse sottoposte ad una visione spirituale, assai moderna nei suoi aspetti omeopatici e psicosomatici oggi di nuovo in voga, ma pronta a scivolare (come adesso?) nel magico o nel mistico. L'astronomia, poi, è piuttosto un effetto di ritorno dell'astrologia, dimentica dell'antica sapienza degli egizi. Solo la matematica va avanti senza sosta, sui passi dei grandi studiosi indiani, arabi, persiani, fino all'italiano Fibonacci, vittima anche lui dell'esoterismo da strapazzo dei nostri media, e a Nicole d'Oresme, filosofo e matematico, che da vescovo di Lisieux sembrava poter ricomporre per un attimo l'insanabile contrapposizione tra scienza e religione.

Mi sono sempre chiesto com'è stato possibile che, durante l'alto medioevo, siano totalmente scomparse le nostre abilità nel rappresentare il corpo umano: basta osservare le proporzioni dell'arte classica con una qualsiasi nobilissima e pur affascinante scultura lignea di quel periodo per capire che qualcosa era andato perduto e si stava solo molto lentamente ricostruendo. Poi arriva la "Madonna Dreyfus", per carità preceduta e seguita da tantissime altre opere d'arte di quello che chiamiamo Rinascimento, fino al ritratto che è l'archetipo stesso della pittura, giustamente o incongruamente esposto al Louvre con il suo sorriso.

Ebbene, quello introdotto sotto il profilo anatomico, figurativo, ritrattistico, prospettico è solo un esempio di come Leonardo abbia disegnato un taglio nell'ineluttabile circolo involutivo-evolutivo dell'arte e della conoscenza.

Comprendo di stare sul filo dell'eresia e della scomunica da parte dell'intera storia dell'arte, o addirittura della Storia stessa, per cui non andrò oltre. Abbandonerò dunque il filo del mio pensiero eterodosso per affrontare temi meno controvertibili. Il mio era solo il tentativo di mostrare come un uomo che pensa di volare o di camminare sott'acqua, non è stato la naturale evoluzione dell'uomo ma ha rappresentato un elemento di discontinuità, è stato costretto a convivere persino con accuse di stregoneria o di pubblica indecenza (gross public indecency, avrebbero sentenziato i giudici, puritani pure nel linguaggio, condannando Oscar Wilde)!

Quello dell'eresia, d'altra parte, è stato uno dei filoni prediletti da una lettura esoterica delle opere di Leonardo, fino al successo editoriale di Dan Brown; ma al codice omonimo che ha reso famoso lo scrittore statunitense, noi preferiamo evidentemente il Codice Atlantico, il Codice Leicester, il Codice Arundel, i Codici Foster etc., i suoi progetti di architettura, di ottica, di astronomia, di ingegneria, dalla meccanica all'idraulica, dall'allora inesistente aeronautica alla nautica, in una vera e propria smania di conoscenza e di sperimentazione mai sopita.

L'Acqua.

E parlando dei suoi Codici, proprio per non essere risucchiati nel vortice di questa smania contagiosa, abbiamo scelto di parlare di un aspetto della sua ricerca più che mai attuale, anche se apparentemente indagato in tutti i suoi aspetti teorici (il mio professore di Idraulica iniziava i suoi corsi dicendo che tutto ciò che c'era da sapere era stato codificato dai giardinieri di Luigi XIV): l'elemento Acqua ed i fenomeni a esso connessi; dalle modalità della rappresentazione in disegno e in pittura, agli studi sulla sua natura fisica; dalla ricerca dedicata alle caratteristiche di corsi e distese d'acqua, alla progettazione di grandi opere di ingegneria idraulica e di macchine per deviare, sollevare, rallentare e misurare l'acqua.

Leonardo ha esteso i suoi interessi alla navigazione, a tutti i meccanismi funzionanti ad acqua come orologi e mulini, ha immaginato strumenti per camminare sopra e sul fondo dell'acqua. Tra i suoi progetti troviamo vere e proprie macchine idrauliche: da barche a propulsione a ruote ad apparecchiature per prosciugare un porto; da battipali a veri e propri scafandri, da draghe lagunari e marittime ad antesignani degli scafi per l'immersione prolungata in acqua.

La sua passione per l'acqua fa parte di un approccio naturale alle cose: osservazione e studio per avvicinarsi a carpire la vera essenza e i meccanismi che regolano i fenomeni naturali: dallo studio del moto fino al fenomeno apparentemente banale della schiuma che le onde marine formano frangendosi a riva. Una procedura, un approccio scientifico nel senso moderno del termine, un approccio ingegneristico, per essere esatti. È giunto anche alla conclusione apocalittica che alla fine la Terra verrà completamente e inevitabilmente sommersa dalle acque...

Una comprensione profonda e molto rispettosa dell'universo mondo, come la sua, che pur si definiva "uomo sanza lettere", non sarebbe poi sbagliata in un'epoca, come la nostra, di sconvolgimenti atmosferici e ambientali, che ci costringono a prendere lezione persino da una ragazzina.

Ma l'acqua è stata per il grande scienziato, artista, ingegnere e chi più ne ha più ne metta, qualcosa che supera la semplice materia, per diventare pensiero e pura filosofia.

"L'acqua che tocchi de' fiumi è l'ultima di quella che andò e la prima di quella che viene. Cosí il tempo presente".

A differenza di Eraclito, che gli viene spesso accostato, il "divenire" di Leonardo non è uno scorrere esterno e oggettivo, ma è una concezione del tempo riferita all'uomo stesso  che lo percepisce, che lo "tocca", come avviene appunto con l'acqua, elemento tangibile e misurabile.

L'uomo al centro, con la sua sensibilità e sensorialità, è diventato anche un simbolo straordinario ed eterno della sintesi di tutte le scienze. La traduzione  grafica e matematica da parte di Leonardo dei parametri di proporzione dettati da Vitruvio nel De Architectura, trovano nel cosiddetto uomo vitruviano un'interpretazione mirabile ed ineguagliabile. Se confrontata ad analoghi tentativi (Cesare Cesariano, Francesco Di Giorgio Marini, Walther Hermann Ryff) questi ultimi sembrano dei balbettii. Solo la sintesi tra matematica e anatomia e arte di cui Leonardo era capace raggiunge quel risultato, che a ragione è il simbolo stesso della nostra civiltà.

Quando Monsieur Le Corbu vorrà reinterpretare l'eterna armonia in architettura, lo farà anche lui disegnando le module d'or (Modulor), applicando graficamente la sezione aurea al corpo dell'uomo, proiettando nell'arte moderna l'eterno umanesimo.

*

Mi chiedo, alla fine di questo incongruo tentativo, se l'approccio che ho seguito verrà mai giustificato dai miei venticinque lettori (quelli manzoniani, ché quelli suggeriti dal mio amico Mariani e che Guareschi diceva di avere, erano solo 23). E nel chiedermi se il ricorso all'ironia nei confronti del Genio sia ammissibile, mi sovvengono le caricature e i volti grotteschi tratteggiati con la sanguigna o il carboncino sui fogli di tanti di quei Codici e mi rassereno.

La grande bellezza e la grande bruttezza sono due esagerazioni volute della realtà. La Gioconda e le armi, i ponti o le fortificazioni da guerra, la bellezza del corpo esteriore e la rudezza della struttura che lo sostiene, non sono altro che due aspetti della realtà e l'ingegnere è il maestro di sintesi di tutte le contraddizioni che esistono tra le forze della natura e le modifiche che in essa operiamo.

Bentornato signor Ingegnere da Vinci!

 

Giuseppe Margiotta

Il Giornale dell'Ingegnere  n.3/ aprile 2019

Ordini provinciali della Sicilia

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