OUVERTURE 1895 - Lavori pubblici a colpi di cannone

27/04/2019

OUVERTURE 1895

Lavori pubblici a colpi di cannone.

 

Chi si intende di musica sa che il titolo giusto, l'originale, è Ouverture 1812, l'Ouverture Solennelle di Tchaikovsky, quella con i colpi di cannone. Chi fosse meno aduso al grande compositore russo nelle sue diverse translitterazioni ricorderà certamente il finale della sinfonia, quel motivetto (dio mi perdoni) che viene fischiettato dal professor Keating (Robin Williams) in alcune scene del film "L'Attimo Fuggente" (quello di Capitano o mio capitano).

Ma allora perché Ouverture 1895? La storia è lunga e mi piace raccontarvela. Scartabellando tra le innumerevoli pubblicazioni del Centro Studi CNI, mi sono imbattuto in un lavoro pubblicato nel settembre 2000, quando regnava come presidente del CS Giovanni Angotti, mica un Giuseppe Maria qualsiasi, assieme a gente del calibro di Renato Cannarozzo, mitico presidente dell'Ordine di Palermo, che festeggia in questi giorni i suoi brillanti 90 anni e che rimane iscritto all'Ordine praticamente da quando sono nato. Meditate voi che vi cancellate ad ogni più piccolo alito di vento!

L'unica nota fresca (allora) era il direttore del CS, tale Massimiliano P. di cui si sentirà parlare ancora a lungo. Il titolo della pubblicazione  era "Il nuovo regolamento generale dei lavori pubblici/ Un confronto con il passato".

Ed ecco svelato l'arcano. Ripercorrendo a ritroso la storia dei lavori pubblici dagli albori dell'Italia unita fino al 1994, ci imbattiamo in appena due norme. La prima, coeva al Regno d'Italia, è la legge 20 marzo 1865 n. 2248 allegato "F", la legge sui lavori pubblici, e soprattutto il regolamento R.D. 25 maggio 1895 n.350, "Regolamento per la direzione, la contabilità e la collaudazione dei lavori dello Stato che sono nelle attribuzioni del Ministero dei lavori pubblici", ovvero il Regolamento 350/1895, da cui il titolo.

Allora sarei dovuto partire dal 1865, direte voi, miei soliti venticinque, saccenti lettori, ma chi ha avuto la ventura di esercitare la nostra nobile professione (no, non la "nobile arte" che altri chiama pugilato, che si attiene alla professione dei giorni nostri) prima del fatidico 1994, sa che la pietra miliare dei lavori pubblici è stato il Regolamento e non la legge.

Quel regolamento ha retto in modo fermo e immutato le sorti dei lavori pubblici e le nostre menti per oltre cento anni, senza che nessuno dovesse ricorrere a interpretazioni, interpolazioni, pareri contro o pro veritate, etc.

Poi, un brutto giorno arrivò sorniona la cosiddetta legge Merloni (non Merlin che è un'altra cosa), la 109/1994. Già dal titolo dovevamo insospettirci: "Legge quadro in materia di lavori pubblici". Quando una legge introduce locuzioni qualcosa non va. La mia mente contorta riporta ancora alla musica: "Quadri di un'esposizione" di Modest Musorgskij, e in particolare all'acquerello di "Baba Jaga", la strega incantatrice della mitologia slava. Per non scoraggiarvi, vi consiglio la versione progressive rock di Emerson, Lake & Palmer (Picture at an Exhibition, 1971).

Stiamo parlando di una legge (la Merloni, non la strega) che dal 1994 al 2002 avrà ben quattro versioni, per essere poi soppiantata dal DLgs 163 nel 2006, che introduce il concetto di "Codice dei contratti", perdendo così anche il solo riferimento nominalistico ai lavori pubblici. Il resto è storia contemporanea: nel 2016 arriva il DLgs 50, che ha bisogno di un primo "correttivo" appena un anno dopo, il DLgs 56 del 2017, e in questi giorni di un altro (addirittura "sbloccacantieri", visto che l'altro li aveva bloccati) che si dice prelude ad un riordino di tutta la normativa sugli appalti a valle di una legge delega. Tutto chiaro, almeno per quei giuristi che siamo diventati per inseguire otto norme di rango legislativo in meno di cinque lustri (circa uno ogni 3 anni).

Nel campo dei regolamenti, poi, la situazione è solo apparentemente più felice ma con un finale addirittura tragico. Dal 1895 abbiamo aspettato, senza sentirne il bisogno, il Millennium bug, per vedere arrivare il DPR 554/1999. Quando stavamo abituandoci, ecco arrivare il DPR 207 del 2010, che ci è rimasto nel cuore, se non altro perché all'art. 154 si parlava ancora di una cosa nota ed immota: il processo verbale di consegna, abolito dal Decreto 50 e reintrodotto solo due anni dopo dal DM 49/2018.

Quel che sappiamo è che con il DL 50 il regolamento è stato soppiantato dalle cosiddette "soft law" dell'Anac. A proposito, quando in Italia, notoriamente negata per le lingue, cominciano a parlare inglese bisogna preoccuparsi. Nel nostro caso si è trattato di un insieme, continuamente modificabile e modificato, di linee guida in forma di parere variamente argomentato, che per decenza chiameremo "regolamentazione a pioggia di difficile lettura". Ora ci promettono nuovamente un regolamento. Speriamo.

Ho cominciato con la musica e così finisco. Per non introdurre altri elementi di disturbo in un articolo che dovrebbe essere tecnico, citerò ancora Musorgskij. C'è un suo brano che sintetizza i conflitti interiori e il dramma epocale che noi poveri ingegneri abbiamo patito in questi anni a causa di questo folle proliferare di leggi, decreti, norme, regolamenti, disposizioni, indicazioni, editti: "Una Notte sul Monte Calvo". Se avete difficoltà psicologiche con la musica classica, potrete apprezzare tutta la sua drammaticità in un film d'animazione epocale, "Fantasia" di Walt Disney, che ha segnato la vita dei miei figli e la mia.

Il poema sinfonico evoca un sabba di streghe e finisce con le campane che annunciano il mattino e ricacciano i mostri nelle tenebre, facendo il paio con le campane di Pasqua che annunciano la vittoria russa su Napoleone nell'epilogo di Ouverture 1812.

Tout se tient.

 

Giuseppe Margiotta / EFFEMERIDI / Il Giornale dell'Ingegnere  n.3/ aprile 2019

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